Premetto per onestà intellettuale che questo è un genere di film zeitgeist per anime singhiozzanti che a me non fa impazzire: troppo politically correct, troppo chiamati i colpi di scena, troppo facile commuoversi per la storia e simpatizzare con mamma Joy e col piccolo Jack (interpretato da un ragazzino di bravura straordinaria), chiusi in una stanza da anni dal Lupo Cattivo Nick. Il processo di carcerazione, fuga e reinserimento (riabilitazione?) nella vita ordinaria è descritto certamente bene, ma a mio sommesso parere si è visto molto, molto di meglio nel genere e l’Oscar a Brie Larson per il ruolo della mamma Joy è generoso. “Room” è un film drammatico di impianto chiaramente teatrale (c’è – di fatto – solo una scena di cinque minuti cinque in movimento), nobilitato dal tema e dalle due ottime interpretazioni ma lento e fortemente limitato nell’approfondimento dei personaggi di contorno: Nick il cattivo (perché è diventato cattivo Nick? che fine fa?) scompare nel nulla a metà film, il contorno familiare della ragazza – che sarebbe stato parecchio interessante – è appena abbozzato. Il finale sulla rivisitazione dei ricordi e sull’uscita dall’infanzia copia finali (migliori) alla Stephen King ma di fatto latita. Film buono ma un po’ sopravvalutato dalla critica.

* = INGUARDABILE
** = MEDIOCRE
*** = BUONO
**** = DA VEDERE
***** = GRANDE FILM
****** = CAPOLAVORO ASSOLUTO

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