Martin Scorsese – Lungometraggi

  • Chi sta bussando alla mia porta? (Who’s That Knocking at My Door) (1967)
  • America 1929 – Sterminateli senza pietà (Boxcar Bertha) (1972)
  • Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (Mean Streets) (1973)
  • Alice non abita più qui (Alice Doesn’t Live Here Anymore) (1974)
  • Taxi Driver (1976)
  • New York, New York (1977)
  • Toro scatenato (Raging Bull) (1980)
  • Re per una notte (The King of Comedy) (1983)
  • Fuori orario (After Hours) (1985)
  • Il colore dei soldi (The Color of Money) (1986)
  • L’ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ) (1988)
  • Quei bravi ragazzi (Goodfellas) (1990)
  • Cape Fear – Il promontorio della paura (Cape Fear) (1991)
  • L’età dell’innocenza (The Age of Innocence) (1993)
  • Casinò (Casino) (1995)
  • Kundun (1997)
  • Al di là della vita (Bringing Out the Dead) (1999)
  • Gangs of New York (<2002)
  • The Aviator (2004)
  • The Departed – Il bene e il male (The Departed) (2006)
  • Shutter Island (2010)
  • Hugo Cabret (Hugo) (2011)
  • The Wolf of Wall Street (2013)
  • Silence (2016)

Che cos’è la fede, semmai può essere qualcosa? Cosa può essere fatto in nome della fede? Si ha il diritto di giudicare la fede altrui? E può qualcuno, animato dalla fede e dal desiderio di trasmetterla, irrompere nelle vite altrui e in strutture sociali totalmente diverse dalla propria, impunemente, pensando di essere nel giusto? Questo e altro, in tempi durissimi di follia integralista, si chiede Scorsese nel suo ultimo, bellissimo, difficile film. La collocazione è perfetta: due gesuiti portoghesi nel Giappone del ‘600 cercano il loro Maestro, di cui hanno notizie frammentarie. Li aspetta una vera Via Crucis, con tanto di crocifissione, di Giuda, di Orto dei Getsemani, di visioni e di efferato sangue versato in nome di idee e controidee. Il Silenzio del titolo è quello di Dio, che tace attonito ma forse invece non tace e cerca di fare in modo che non si usi il suo nome invano. Opera maestosa, lenta, con fiammate infernali di violenza fisica e psicologica quasi inguardabili, splendidamente fotografata e interpretata, assolutamente non politically correct, anzi direi – se non fosse oltraggio al vivissimo maestro Martin – quasi opera-testamento sul bene e il male sullo stile dell'”Onora il Padre e la Madre” di Lumet. Splendidi Andrew Garfield (padre Rodriguez), Liam Neeson (Ferreira, il maestro) ma soprattutto YOSUKE KUBOZUKA e ISSEY OGATA, il Peccatore e l’Inquisitore.

La conclusione del viaggio è semplice e splendida, quasimodiana: ciascuno è solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole. E ciascuno è l’unico che arrivata la sera può dare un giudizio sensato sul proprio operato. Insieme  a Dio. Il tempo dirà se è un capolavoro, ma certe scene e certi personaggi restano dentro. Imperdibile.

* = INGUARDABILE
** = MEDIOCRE
*** = BUONO
**** = DA VEDERE
***** = GRANDE FILM
****** = CAPOLAVORO ASSOLUTO