Nassim Taleb (Antifragile, *****) dice che abituandosi al rischio si può educarsi a un modo diverso di gestire il proprio denaro. Ma dov’è il punto intermedio tra mitridatizzazione e sindrome della rana bollita? 

In Antifragile Taleb dice, e lo spiega molto bene, che il rischio ti rinforza. L’investitore anglosassone ha una conoscenza della volatilità dei mercati notevolmente superiore a quella dell’investitore europeo e in particolare italiano. Questo è un gap da colmare perché l’investitore italiano concepisce solo il guadagno, non capisce che quel tempo è finito. Questo porta a una serie di distorsioni, per esempio porta i gestori a cercare qualcosa che soddisfi i loro clienti, a volte si preferisce cercare di evitare la lamentela magari buttandosi su trend che sono in salita tardiva, ed esponendo l’investitore al rischio. In ultima analisi è tutto l’indotto a generare bolle, partendo da un errato posizionamento e da una errata percezione della situazione di mercato.

Bitcoins e criptovalute: saranno la prossima bolla?

Le criptocurrencies, sono uno strumento molto particolare che bisogna conoscere per capire dove si annida il rischio. Però sono completamente separate dal sistema finanziario internazionale quindi anche se fossero una bolla o anche smettessero di esistere, gli unici che si farebbero male sono quelli che ci hanno investito. Non è in grado di impattare minimamente sulla finanza internazionale. Bisognerebbe piuttosto cercare di capire perché le criptocurrencies scendono e salgono, perché potrebbero essere state favorite anche loro dalla loose money delle banche centrali, e se il restringimento dei cordoni della borsa potrebbe portare anche a un restringimento dei cordoni della liquidità da parte di chi investe nelle criptocurrencies. Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che l’82% dei miners di crypto sono in Cina: e forse non è un caso. Certo è che prima del minicrollo delle ultime sedute sono salite verticalmente e hanno molti elementi tipici di una bolla, ma quello che manca è il contagio, la diffusione all’interno di portafogli tradizionali. Potrebbe arrivare in fretta, certo. Per ora, se è una bolla, è una bolla di nicchia, e la stessa gente che l’ha portato su poi lo porterà giù. Interessante in proposito il parere di Jamie Dimon, capo di JPM (https://www.coindesk.com/jamie-dimon-bitcoin-fraud/).

E i PIR?

Definire i PIR una bolla sembra azzardato, certamente c’è molto calore intorno a questo nuovo prodotto e sicuramente il Midex è salito molto negli ultimi mesi, ma non è la prima volta che sale e non ha raggiunto livelli che a mio modo di vedere siano dei livelli tecnici, e nemmeno livelli fondamentali, di una bolla. Se questa è una bolla non è certamente una bolla nella sua fase terminale, non ne ha le caratteristiche. Se lo fosse, maturerebbe andando in espansione da questi livelli in su, non lo è ancora.

Cosa fare e cosa no?

Primo essere sempre vigili e critici e capire che per sopravvivere sui mercati ci vuole una grande disciplina mentale: se ti prendi dei rischi devi accettare la volatilità che può anche andare contro di te. Devono capirlo gli specialisti e farlo capire ai loro clienti. Abbiamo mercati che sono ai minimi storici di volatilità e ciò significa che in questo momento c’è un alto livello di compiacenza sul mercato o forse che non c’è ancora stata quella capitolazione mentale di massa che fa aderire tardivamente a un trend. Di solito i picchi delle bolle non arrivano in condizioni di bassa volatilità ma di volatilità già crescente. E quando dico volatilità crescente intendo punti percentuali, non zero virgola. A quel punto non c’è più nessuno tipo di difesa e tutti entrano perché chi resta indietro fa la figura dello stupido.

Ma come è possibile che per lo stupido motivo di non fare la figura del pivello la gente aderisca alle bolle finanziarie già in essere e ci indugi pure per non doversi contraddire?

La bolla non è nient’altro che l’effetto di una sequenza di errori di valutazione. E lo scoppio non è determinato da nessun motivo di carattere fondamentale ma da trigger qualsiasi. In un intero capitolo del suo libro, Shiller si interroga e indaga per individuare quali notizie abbiano condotto allo scoppio della bolla del ‘29 e alla fine scopre che non ce n’era nessuna. Le bolle finanziarie nascono e scoppiano perché semplicemente il mercato è salito troppo, i primi venditori rientrano e i latecomers si trovano a perdere grosse somme. A quel punto c’è un effetto palla di neve che porta il mercato a scendere fino a riposizionarsi su livelli inferiori a quello che era il livello “razionale” di quel mercato. Tanto la bolla al rialzo si stacca da una valutazione corretta quanto, quando rientra, va a posizionarsi sotto alla valutazione corretta fino alla sottovalutazione. Possiamo definirlo “effetto elastico”.

Dunque occhi aperti, ma anche allenamento al rischio, dice Taleb. Come si fa?

Gli investitori non possono più mettere la testa sotto la sabbia e dire ai propri private o ai propri consulenti o a se stessi, devi farmi guadagnare soldi. Ci vuole una microcultura del rendimento. La gente magari è bravissima a guadagnare soldi ma è una bestia a investirli perché non si ferma a riflettere neanche un’ora sulle cause del ritorno sull’investimento. I giornali stanno cominciando a fare un po’ di cultura finanziaria, ma siamo ancora indietro, agli albori di una cultura finanziaria, indispensabile per elaborare una cultura del rischio.

Ma questa cultura come la facciamo? non certo con la scuola che ha altri problemi prima dell’educazione finanziaria.

E invece bisogna cominciare dalle basi, certo non da una scuola che permette l’uso dei cellulari come “mezzo didattico” (sic), forse piuttosto da una migliore cultura matematica. Cito spesso nei miei seminari la legge della rovina statistica: se hai cento e perdi il 50% vai a 50, ma se avendo 50 riguadagni la stessa percentuale vai a 75. Se non controlli la perdita sei finito perché il recupero diventa sempre più difficile. Se un’obbligazione promette l’8% quando tutte le altre obbligazioni danno il 2%, non sei tu l’unico intelligentone che ha scoperto quella obbligazione. La Canistracci Oil offre quel rendimento perché ha l’acqua alla gola e sta per fallire. Il tuo è un investimento ad altissimo rischio. Ma l’investitore, accecato dalla propria avidità e credendosi il più intelligente del mercato, di fatto cade nella trappola e nella Sindrome dello Struzzo, che sa che il rischio c’è (il leone) ma nasconde la testa sotto la sabbia per evitare di vederlo.

E’ sorprendente come alla base di fenomeni così drammatici ci siano caratteristiche umane: avidità, overconfidence, forse anche la presunzione di pianificare tutto.

Io la chiamo arroganza. Nessuno può prevedere niente. Il tentativo di razionalizzare tutti gli aspetti della nostra vita ci riguarda a tutti i livelli. Crediamo di controllare le cose e in realtà le cose sono sempre diverse da come ci aspettiamo, tanto più se parliamo di un evento di massa come i mercati. Chi sforna previsioni secolari sui mercati corre il rischio di non farsi capire anche se in realtà svolge un lavoro serio e basato su dati reali. Ma è già difficile per molta gente capire il qui e ora. Quando mostro grafici di lungo termine e spiego dove siamo, la gente mi guarda sbalordita perché non sapeva affatto di trovarsi lì. Un’altra considerazione è che ogni investimento deve avere un arco temporale. Chiunque guardi i mercati avendo in portafoglio una posizione è inevitabile che sia completamente catalizzato da quella posizione e che passi di continuo dalle stelle alle stalle, magari nell’arco anche della stessa giornata. Il trader online dell’ultim’ora perde un sacco di soldi proprio reagendo di ora in ora, di minuto in minuto alla volatilità del suo investimento e alla fine non saprebbe dire nemmeno come li ha persi. Tra gli investitori migliori che ho avuto, anche tra asset manager, metto gli ingegneri, perché hanno una base matematica nei loro ragionamenti e quindi li puoi sempre ricondurre alla ragione. Mostrano spesso una grande capacità di mantenere i nervi saldi perché conoscono le leggi della fisica, della matematica e della statistica e sanno che prima o poi le cose cambiano senso ed esiste il “return to the mean”.

Viena da pensare che soffriamo, come investitori, anche della verticalità del nostro senso del tempo.

Molti orientali hanno un approccio tutt’altro che zen con i mercati, piuttosto animalesco: li considerano campi di battaglia. Prevali o muori. Hanno un senso del denaro diverso da noi, probabilmente per l’assenza delle reti di social security che abbiamo noi. La vita è un evento nel quale devi cercare di fare più soldi che puoi perché non c’è nessuno che si occupi di te. Per questo sono tanto aggressivi. Vivono col rischio. La nostra società ha dimenticato gli anni della battaglia, della reazione, del rischio. Adesso nessuno più scende in piazza. Aspettano composti che la banca centrale, che viene deificata, faccia tutto al posto loro, e rimedi a tutti gli errori. Si dà a un’entità umana, benché potente, un potere che non ha. Quando parlano le banche centrali sembra di assistere, nel mondo classico, allo sventramento dell’animale e all’esame delle viscere per capire se ci sarà un raccolto felice o no. Si prendono i comunicati, le parole esatte, il labiale e si sventrano in quello stesso modo. Perché noi non siamo in grado di capire – o almeno non riteniamo di esserlo – e abdichiamo completamente al fatto di giudicare se un mercato è “investable” o no, abdichiamo alla strategia perché ci dedichiamo agli strumenti passivi, abdichiamo alla selezione perché ci dedichiamo agli ETF. E’ un continuo abdicare che porta i mercati a una specie di socializzazione dei rendimenti, del tutto apparente, che in realtà nasconde dietro di sé tutti i rischi di cui abbiamo parlato. E’ fondamentale approfondire continuamente la propria cultura finanziaria, orientandosi verso fonti indipendenti, fonti che non vogliano vendere niente. Ma qualcuno che ti forma perché il tuo bene migliore è anche il suo bene migliore.  Purtroppo la rete è uno strumento molto infido da questo punto di vista, soprattutto i social network. In rete si nascondono un numero di cialtroni incredibile. Andare in rete significa esporsi a molti rischi.

Voglio pubblicare un post per parlare del trader che non perde mai, spiegando come una persona può pubblicare rendimenti apparentemente veritieri su Facebook, con tanto di estratti conto, sbandierando risultati che in realtà sono del tutto fasulli, basandosi su un trucchetto molto banale. Così però fingono di guadagnare ogni giorno, tutti i giorni, e la gente gli va dietro e cade nella rete di questi personaggi. I pifferai magici del web..

Quindi primo farsi una cultura da fonti indipendenti.

Capire e divulgare che non esiste nessun rendimento garantito. C’è un punto nello sviluppo di una bolla che è una specie di punto di non ritorno. Il punto in cui l’interesse del private (o del promotore) e quello del cliente cominciano a divergere perché il private sa che facendo investire il suo cliente in un certo modo lo sta esponendo a un rischio molto elevato. Ma probabilmente viene spinto a farlo dalla propria rete e dalla sua stessa struttura di redditività. La sua remunerazione è spesso direttamente collegata alla volatilità degli strumenti di investimento del suo cliente.

Sarà così anche con la Mifid II?

Sarà sempre un punto delicatissimo perché lì entra in ballo l’etica della singola persona. A volte è meglio cercare di non uccidere la mucca che si sta mungendo. Sembra un assioma molto ovvio, ma c’è ancora chi pensa che “morta una mucca se ne fa un’altra”.

Si arriva sempre alla parola coscienza. Come se il nodo di tutto stesse lì.

Ma è lì. E’ quello che farà la differenza. I mercati non sono sempre uguali, sono ciclici, e quando arriveranno tempi difficili l’investitore medio sarà o sotto gente che ha coscienza o sotto gente che non ha coscienza. Nel secondo caso sarà rovinato. C’è una necessità di etica in questo settore che va sviluppata, ma non la solita etica di facciata, quella vera che ti porta a spiegare alla gente che ragionevolmente più di tanto non si può fare, che se vuole di più forse non sta facendo la cosa giusta, anche se mi farebbe guadagnare di più.

Come mai queste cose, con il buon senso o semplicemente il senso del limite che contengono, i nostri genitori le sapevano da sé e noi le abbiamo perse?

Perché la nostra società è centrata sull’ego, sull’individualismo e sulla arroganza, sulla presunzione di sapere tutto. L’arroganza ha una formula matematica, EGO/CONOSCENZA, più è grosso l’ego e più è piccola la conoscenza in un settore della vita, più è grande l’arroganza. Nel settore finanziario l’arroganza porta a grandi perdite, alla rovina, a disastri.

FRANCESCO CARUSO

Fondatore e Amministratore Unico della Market Risk Management, società di Milano leader nei servizi di advisory indipendente (www.cicliemercati.it), negli anni ha ricoperto incarichi prestigiosi come:

  • Consigliere Delegato di UBI Gestioni Fiduciarie SIM, Brescia, gruppo UBIBANCA
  • Direttore Generale di Gestioni Lombarda (Suisse) S.A., Lugano, gruppo UBIBANCA
  • Capo Area Finanziaria e Membro di Direzione della Banca del Sempione, Lugano
  • Direttore di RCF – Research, Consulting & Forecasting S.A., Lugano
  • Consulente e membro dei comitati di gestione di importanti fondi e banche quotate italiane
  • Strategist e responsabile centro studi e ricerche per importanti SIM milanesi di gestione e consulenza
  • Trader (currencies, bond and commodities futures) e fund manager

Oratore e relatore, ha profondamente a cuore la cultura finanziaria.