Evito di addentrarmi nel labirinto dei possibili output politico-finanziari: probabile, come già detto, che finché dominano le aspettative il mercato resti in mano ai rialzisti. Mi limito a proporre un estratto del materiale della conferenza di sabato, da cui si evince (tra l’altro) che, dati alla mano: (1) Europa e USA, al di là delle manipolazioni verbali della realtà, sono già in contrazione; (2) se non si riprendono entro tre mesi consumi e occupazione, si passa in recessione; (3) i Tre Cavalieri, ovvero gli indicatori di breve che servono a segnalare le aree di rischio e opportunità, sono già in zona rossa su Italia e ES50: ma altri mercati importanti hanno ancora spazio e finché il trend settimanale resta al rialzo come ora, il recupero ha disco verde; (4) il “time frame” più probabile per il prossimo top di breve resta quello a cavallo di inizio Novembre (esempio di “buy on rumors & sell on news” centrato sul G20 di Cannes?); da adesso a Gennaio la stagionalità delle borse e la negatività del sentiment (vedi Bull/Bear ratio USA) dovrebbero almeno evitare guai eccessivi, anche se la contrastata posizione ciclica sui vari archi temporali indica come probabile una fase a zig-zag; (5) l’Investitore Disciplinato, a cui – al contrario dei traders – piace sfruttare solo i rialzi e stare alla larga da tutto il resto, soprattutto da ogni possibile rischio, è da diversi mesi fuori dalle borse, ma ancora leggermente investito in Bund e oro: sempre con uno stop.

Merita una citazione il duetto Merkel-Sarkozy visto ovunque in tv ieri sera. Sarebbe stato anche un siparietto simpatico: due capi di stato che si scambiano un’imbarazzata occhiata, stile liceali di fronte a una domanda impertinente del prof. Ma non ha nulla di simpatico per l’Italia e per gli italiani: è semplicemente la (ri)prova che l’Europa che conta, quella che paga per sostenere il nostro debito, ci prega di stare per ora (o “da” ora) a debita distanza. Non siamo ancora purulenti come la Grecia, no, non abbiamo ancora le piaghe dell’infezione finanziaria aperte: ma cominciamo a essere meno graditi in pubblico e ci si prega caldamente di comportarci meglio. Intanto, in assenza di comunicati concreti, si rincorrono voci di soluzioni alla questione greca che più che a soluzioni magiche alla Harry Potter o a haircut (“tagli”) assomigliano a vere e proprie “rasate”: 60% in meno di nominale sui bonds. Anche qui i mercati e gli investitori attendono chiarezza. C’è – almeno – la ragionevole certezza che, dopo Parmalat, Lehman, Argentina, Grecia e tutte quelle che ometto per brevità, resti impressa a fuoco la lezione-base: i mercati non regalano nulla, anzi sempre più spesso – come i pesci velenosi del Mar Rosso – nascondono le trappole piu’ dolorose dietro gli sgargianti colori dell’occasione (= prezzi bassi e/o rendimenti alti). La Grecia rischia di diventare il pesce velenoso finanziario e sociale dell’incauta Europa.

Ancora un grazie alle quasi 400 persone che hanno speso buona parte del sabato per parlare insieme a me a Milano di mercati: e un grazie a IWBank per l’organizzazione.

L’INVESTITORE DISCIPLINATO – Ottobre 2011 (PDF)

Il pesce velenoso ultima modifica: 2011-10-24T09:00:16+00:00 da Francesco