Chi conosce Sorrentino solo per “Il Divo”, lo splendido film del 2008 su Andreotti, rimarrà totalmente spiazzato alla visione di “This must be the place”. Chi invece avesse visto anche “L’uomo in più”, “L’amico di famiglia” ma soprattutto l’imperdibile “Le conseguenze dell’amore”, molto meno. Sorrentino ha e coltiva da sempre l’arte zen della lentezza. I suoi film, per essere apprezzati come meritano, richiedono quindi come contrappasso un certo grado di tensione di base nello spettatore: un pregio che è anche un limite. Anche questo suo ultimo film è apparentemente lento, sonnacchioso, con ritmi da pomeriggio di domenica piovosa ma pieno di tensioni interiori, di spunti nascosti, con chiari rimandi a un certo cinema on the road d’autore (Wim Wenders, David Lynch). Sean Penn lo attraversa – e di fatto lo domina, lo “è”, come Toni Servillo “è” il Divo – con una interpretazione strepitosa, ieratico e felpato come un gattone, look anni ’80 tipo leader dei Cure, lo sguardo trasparente e basito fino alla penultima scena da una dolce depressione. La trama non è altro che una brillante scusa per una traversata dell’america con la “a” minuscola, quella della crisi economica che c’era e ancora c’è, delle solitudini, degli hamburger e delle armi facili. La colonna sonora è semplicemente strepitosa, una delle migliori sentite negli ultimi anni, con un intermezzo live di David Byrne da sei stellette. Film molto particolare, non per tutti e non per tutti gli stati d’animo, ma interessante, sicuramente meglio di tanti film manierati tipo Sofia Coppola o l’ultimo Cronenberg: a me ha lasciato dentro piu’ di qualcosa.

* = INGUARDABILE
** = MEDIOCRE
*** = BUONO
**** = DA VEDERE
***** = GRANDE FILM
****** = CAPOLAVORO ASSOLUTO
Film – “This must be the place” (*** 1/2) ultima modifica: 2011-11-12T23:53:10+00:00 da Francesco