Arrivo in ritardo a recensire questo film, ormai in poche sale: in parte, è dovuto alla mia necessità di metabolizzare il messaggio, tutt’altro che lineare, dei fratelli Coen e di Spielberg, non a caso produttore. I Coen vanno su un filone che ormai è consolidato: prendere un genere (in questo caso il western: prima erano stati la spy story di “Burn after reading”, il thriller on the road di “Non è un paese per vecchi” e la social comedy di “A serious man”), rivoltarlo e reinventarlo. In questo caso giocano ancora più strano: prendono un capolavoro crepuscolare del genere – l’originale era valso a John Wayne l’Oscar a metà degli anni ’60 – e lo rifanno, praticamente scena su scena. Perché? Perché rischiare il flop? Perchè rischiare, in termini di remake western, il paragone con un capolavoro assoluto come “Gli Spietati” di Eastwood? E così, si prendono 10 nomination e zero Oscar… La mia riflessione è che questo film è stato “sgradito” all’establishment USA in quanto messaggio, molto chiaro, molto forte (pilotato da Spielberg, che di questi messaggi se ne intende, anzi ne ha fatto una ragione di vita): caro popolo americano, torna alle radici e ai valori che ti hanno fatto grande, prima che sia troppo tardi.  Detto questo, il film è un classico western con una sua bellezza conosciuta, come un posto amato e noto: lento nella prima parte, veloce nella seconda. Grandi paesaggi, grandissimi attori: su tutti, più ancora che Jeff Bridges e la ragazzina prodigio Hailee Steinfeld, a me è piaciuto tantissimo Matt Damon, texano americano allo stato puro che (non a caso) era stato anche il Soldato Ryan di Spielberg. Non credo che registi e produttore qui mirassero all’incasso o ai premi: sarà una mia personalissima e romantica illusione, ma credo volessero solo far meditare.

  • * = INGUARDABILE
  • ** = MEDIOCRE
  • *** = BUONO
  • **** = DA VEDERE
  • ***** = GRANDE FILM
  • ****** = CAPOLAVORO ASSOLUTO
Film – “Il Grinta” (****1/2) ultima modifica: 2011-03-28T00:01:26+00:00 da Francesco