Lo schema del professor P

Questo post è un preciso avviso ai naviganti della rete.

All’inizio dei ruggenti anni ’80 ero un universitario che cominciava a sentire da lontano – attraverso i titoli di qualche quotidiano del pomeriggio (allora a Milano ce n’era uno, “La Notte”, che usciva in tre o quattro edizioni al giorno: e l’ultima era tutta dedicata alla borsa) o dell’unico periodico che pubblicava qualche grafico decente, con le medie – l’irresistibile attrazione dei mercati: anche se per me in quegli anni erano decisamente prevalenti altre e più ruspanti passioni. Erano gli anni dell’inflazione, del boom (poi sboom) dell’oro, dei tassi dei BOT al 15%, dei due grandi boom di borsa ’79-’81 e ’83-’86. Un giorno (vivevo da solo) ricevetti una lettera, di un certo “Professor P.” (Ponzi non c’entra nulla, tralascio il nome per ovvie ragioni: ma me lo ricordo molto bene e l’iniziale è giusta), che parlava di borsa, di titoli, di grandi guadagni e diceva che la borsa sarebbe salita nel mese successivo. La borsa effettivamente salì. Un mese dopo, un’altra lettera: ancora miraggi di grandi guadagni, certezze, invettive e una previsione: la borsa sarebbe scesa. La borsa il mese dopo scese. Altra lettera, in cui il “Prof. P.” parlava di quanto avevo perso (… di quanto noi tutti avevamo perso!) a non seguire i suoi consigli dei mesi precedenti, altri consigli e una previsione, chiara, netta: la borsa sarebbe sicuramente salita il mese successivo. La borsa salì. A quel punto, per quanto orrendamente e perennemente squattrinato, ero sinceramente curioso e cominciai a studiarmi le lettere precedenti, a comperare i giornali, a seguire quotidianamente la borsa. Cose piuttosto naif, viste oggi: ma non esistevano gli smartphone (nemmeno i cellulari, per quanto a molti di voi possa sembrare incredibile), cominciavano ad apparire computer carissimi e lentissimi (Steve Jobs e Bill Gates erano laureati da poco) e internet era solo una rete di comunicazioni militare.

La quarta lettera arrivò puntuale. Era sullo stile delle altre ma aveva un tono vagamente schifato nei confronti di chi, come me (pensavo) non aveva seguito i consigli delle lettere precedenti e quindi non era già diventato enormemente ricco. Purtuttavia, “P.” era un uomo di grande e nobile cuore e anche a noi perdenti e pezzenti dava un’ultima possibilità: dovete comperare e subito, disse, perché la borsa sarebbe salita.

Il mese dopo la borsa perse il 10%. Attesi ansioso la lettera, per capire cosa avrebbe detto “P.” e soprattutto quali sarebbero state le sue successive previsioni. Purtroppo, di “P.” nessuna traccia: nelle sue lettere metteva l’indirizzo di una casella postale di una grande città, per cui non era di fatto rintracciabile. Dopo circa un anno mi ero quasi dimenticato della faccenda, quando ricevetti un’altra lettera: riconobbi subito i caratteri sulla busta, era “P.”! Diceva che era tornato perché non poteva non condividere con noi fortunati (ma in base a cosa ero stato scelto?) certe informazioni, che la situazione era chiara e che la borsa il mese successivo sarebbe crollata e che quindi bisognava vendere tutto. La borsa effettivamente scese, anche se poco. Il mese dopo, puntuale, la lettera: bisognava vendere subito tutto, diceva, perché il crollo annunciato il mese prima si sarebbe sicuramente verificato. Anche se non ero minimamente interessato alla cosa da un punto di vista pratico, “P.” aveva suscitato in me una curiosità morbosa per gli eventi borsistici, quindi seguii la faccenda acquistando in edicola e in libreria tutto quello che parlava anche lontanamente di mercati. Il mese dopo, la borsa ebbe un mese trionfale e il “Professore” – con mio dispiacere – scomparve nell’oblio per un paio d’anni.

Quando ricomparve, predicendo sciagure e lutti borsistici, fu per un mese solo: la borsa italiana era nel mezzo del suo più grande Bull Market e il mese successivo alla lettera fu di enormi rialzi. Il “Professor P.” scomparve (almeno per me) per sempre.

In realtà, solo molti anni dopo, ricordandomi della faccenda e aiutato da frammenti di articoli e memorie di amici giornalisti, ho potuto capire e ricostruire. “P.” era un Madoff dei poveri, in realtà eticamente molto meno peggio di Madoff: doveva essere un decoroso matematico e un sottile psicologo, la borsa per lui era semplicemente il mezzo più idoneo per sfruttare le sue qualità.

Spiego il suo business model, semplice e a suo modo geniale.

In un dato momento, lui selezionava (come? Sicuramente non casualmente) un grosso numero di nominativi, diciamo  per semplicità 20’000. A 10’000 mandava una lettera in cui diceva che la borsa saliva, agli altri 10’000 diceva che la borsa sarebbe scesa: motivando diffusamente entrambe le previsioni. Ovviamente qualcosa succedeva: i 10’000 che avevano ricevuto l’indicazione sbagliata erano cancellati, mentre ai 10’000 “privilegiati” che avevano avuto l’indicazione giusta venivano mandate il mese successivo 5’000 lettere rialziste e 5’000 ribassiste. Quando la borsa rimaneva ferma, lui ripeteva integralmente invio e suggerimento. E così via.

Chi arrivava alla quinta lettera, dopo cinque previsioni su cinque azzeccate pensava che lui fosse in contatto diretto con entità superiori e che solo per un incomprensibile disegno miracoloso avesse scelto lui per condividere le sue informazioni. “P.” chiedeva a quel punto a questo gregge adorante un obolo minimo, ridicolo, non come parcella (i suoi consigli non avevano prezzo) ma solo per “coprire le spese”: 20’000 Lire (ve le ricordate? Potrebbe tornare utile in futuro…) da mandare in contanti, in una busta, alla sua casella postale. Diciamo che su 1’250, almeno 1’000 pagavano.

A quel punto, visto che il francobollo costava 200 Lire, il suo conto economico si presentava grosso modo così:

Lo schema del professore

La sesta lettera era quella decisiva. In essa, “P.” svelava ai suoi mille adepti (paganti) che aveva ricevuto un’informazione riservatissima (che motivava in modo dettagliato) su un titolo che bisognava comperare SUBITO, IMMEDIATAMENTE e in GRANDE QUANTITA’ MA UN POCO AL GIORNO e che avrebbe CAMBIATO LA VITA. Invariabilmente, il titolo in questione era un titolino secondario e completamente illiquido, una “Canistracci Oil” (quella citata dal mitico Renato Pozzetto), che il Professore e i suoi compari di merende avevano adeguatamente rastrellato nei giorni precedenti, magari con gli stessi soldi (ipotizzo nello schema sopra: 10 milioni) pagati dai suoi sottoscrittori. Dal giorno della lettera, invariabilmente il titolino cominciava a salire in modo spettacolare e anche gli adepti di “P.” che avevano seguito i suoi consigli cominciavano a guadagnare. “P.” mandava allora una brevissima, lapidaria lettera (l’ultima) in cui spiegava che i guadagni fatti fino ad allora erano buoni, ma che erano nulla in confronto dei guadagni che si sarebbero fatti RADDOPPIANDO O TRIPLICANDO IMMEDIATAMENTE LA POSIZIONE. Il titolino – in mezzo alla assoluta non comprensione degli addetti ai lavori e indipendentemente da come andava il resto del mercato – esplodeva in una volatilità rialzista parossistica. A quel punto, si presume, “P.” e i suoi amici vendevano tutti i loro titoli, un po’ al giorno, ai loro stessi iperfidelizzati e ignari “beneficiati” (magari ne vendevano qualcun altro al ribasso, giusto per gradire) e scomparivano.

Pochi giorni dopo, il titolino, senza più nessuno che osava comperarlo a prezzi folli, entrava in stallo e – prima lentamente, poi velocemente, poi precipitosamente – crollava fino a riportarsi al di sotto dei livelli inziali. Nel frattempo, per altri 20’000 ignari utenti (diversi dai primi 20’000), ricominciava il gioco. A rotazione.

In fondo “P.” era un piccolo genio del male, con una sottile vena di sadismo educativo stile “Saw”: potevi sfuggire al massacro, ma solo se riuscivi a contenere la tua avidità. Chi entrava sul titolino all’inizio del rialzo guadagnava, eccome. Il problema era che voleva guadagnare DI PIU’ E SENZA SFORZO: ed era su questo – sull’avidità del guadagno facile – che “P.” contava per poter vendere ancora più in alto. Grosso modo, le cose andavano così nei ruggenti anni ’80.

Questo che vi ho appena riportato è l’unico modello che conosco di previsione infallibile e certamente redditizia. Gli anni sono passati, le tecnologie si sono evolute, ma il lupo è sempre là fuori che aspetta. Come diceva il grande Carlo Maria Cipolla, le prime due Leggi della Stupidità Umana recitano che

  • Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  • La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.

Matrice

L’avidità è la sorellina minore della stupidità e tende a portare l’essere umano nel quadrante della Sprovvedutezza. Il Bandito/lupo questo lo sa bene e se ne approfitta a mani basse, specie in tempi (come questi) di vacche molto magre. Le nuove tecnologie permettono al Bandito di turno di approcciare in maniera diversa, magari sfruttando i social network, magari parlando di sistemi di trading nuovi e ultraperfezionati che lavorano su mercati che il risparmiatore medio conosce per nulla o poco ma che – invariabilmente – consentono guadagni CERTI. Il lupo diventa tecnologico, smart, iperorganizzato: ma sempre lupo rimane.  Riguardatevi lo schema in alto per capire come funziona il gioco. E state molto attenti, per favore. I soldi sono i vostri, ve li siete sudati: e i mercati sono perfette macchine per deludere che non regalano nulla a nessuno. Non esistono “guadagni certi”, specie in tempi in cui di certo non c’è proprio nulla.

La prossima volta parlerò di mercati, prometto. Ma era una cosa importante da dirvi.

Cari saluti.

Lo schema del professor P ultima modifica: 2013-03-11T09:18:17+00:00 da Francesco Caruso