“Vallanzasca” è un film durissimo, coraggioso e coinvolgente, che si muove fra cronaca e storia delineando un ritratto a forti tinte di un personaggio scomodo e inquietante, dalla personalità nevrotica e megalomane, un personaggio malato di narcisismo per i suoi compiacimenti e per l’assoluto disprezzo del pericolo. In realtà Vallanzasca emerge dal film come un “Alpha Dog”, un capobranco, che deve imporsi su tutti, anche su sé stesso, sempre: e che sceglie il lato oscuro per farlo. Placido è bravissimo nel muoversi in un terreno minato, scegliendo per quanto possibile la via dell’obiettività. Nella scena che inizia e conclude il film c’è già tutto: un immenso e ineguagliabile Kim Rossi Stuart, sguardo e occhi uguali a quelli del vero Vallanzasca, una regia serrata e precisa di un regista che sa come condurre il gioco e una sceneggiatura eccellente, sul livello di “Romanzo Criminale”. Placido ha fatto tesoro degli anni della “Piovra”, rielaborando con grande personalità gli insegnamenti dei registi con cui ha lavorato come attore. Kim Rossi Stuart (da nomination all’Oscar: senza esagerazioni) è davvero impressionante, il miglior attore italiano insieme a Toni Servillo. Ha un’espressività unica, una capacità magnetica nel coinvolgerti e nell’emozionarti in ogni ruolo e su tutte le corde emotive che nessun altro ha in questo periodo del nostro cinema. Totalmente spazzati via i vari Accorsi, Bova, Scamarcio & company: dimenticateli, non reggono neanche il movimento di un baffo del Vallanzasca di Rossi Stuart. Tutto il cast è notevole, come scelta e come interpretazione: vicino a  Kim gli attori sembrano moltiplicare le proprie capacità recitative. Il film, che dura poco più di due ore, ripercorre tutte le fasi salienti della vita criminale di Renato Vallanzasca e dei suoi complici, senza lodarne le gesta ma presentandoci quello che anche dai documenti video e giornalistici dell’epoca emergeva già, e cioè un criminale con un suo (deviato e perverso, ma coerente) codice etico e soprattutto un fascino che colpì migliaia e migliaia di donne italiane. Per chi, come me, ha vissuto da ragazzino milanese la Milano di piombo di quegli anni, devo anche dire che c’è una ricostruzione storica davvero notevole. Placido e Kim non fanno un elogio dell’apologia criminale di Renato, ma tendono a voler mettere in evidenza un semplice fatto inconfutabile: tutti abbiamo latente un lato oscuro più o meno pronunciato, alcuni riescono a dominarlo e a lasciarlo chiuso in qualche stanzino della propria coscienza, altri invece, per indole o per particolari percorsi di vita si trovano a farlo fuoriuscire e a conviverci con meno sensi di colpa (e da come i due riescono a rappresentarlo bene, questo dark side, mi viene da pensare che siano a loro volta due uomini che lo conoscono). Va detto che il film è inadatto agli stomaci deboli, ha scene di violenza pesante, ma del tutto giustificate e coerenti con la storia. Se in Italia, nei vari generi, si riuscisse a girare film con la stessa passione, qualità e convinzione con cui Vallanzasca è stato pensato, progettato e partorito, credo che avremmo molti meno problemi a farci prendere nuovamente in considerazione per la corsa alla premiazione degli Oscar nella categoria Film Stranieri…. Ma se si pensa che Checco Zalone ha scalzato dal podio dei film italiani più visti di sempre “La vita è bella” di Benigni, bè, vuol dire che il pubblico italiano ha quello che cerca, sempre meno voglia di qualità e di spessore e sempre più necessità di cinepanettoni e commediole da spegnimento del cervello…. Grazie Placido e grazie Rossi Stuart, qualcuno ancora riesce a fare cinema italiano di gran qualità. Da vedere.

  • * = INGUARDABILE
  • ** = MEDIOCRE
  • *** = BUONO
  • **** = DA VEDERE
  • ***** = GRANDE FILM
  • ****** = CAPOLAVORO ASSOLUTO
  • Film – “Vallanzasca – Gli angeli del male” (****1/2) ultima modifica: 2011-02-06T15:58:15+00:00 da Francesco