Convivono due anime in me: una è stufa di essere cronista di una crisi semiperpetua e vorrebbe – magari anche un po’ demagogicamente – che tutto tornasse ad andare bene; l’altra è basita dall’importanza degli avvenimenti che viviamo e da quanto ancora ne sia marginale e superficiale la comprensione degli effetti e dei rischi. Oggi prevale la seconda. Durante le ultime sei settimane l’Europa ha danzato sull’orlo della disintegrazione. I negoziati senza sosta, gli accordi, i piani, le dichiarazioni, i fondi di prestito e – ahimé – le bugie e le mezze verità sono andati avanti su base giornaliera. La Grecia – che è la prima tessera del domino – viene tenuta in vita finanziaria artificiale anche se è morta da mesi. L’obiettivo unico di tutti gli sforzi di pubbliche relazioni, conferenze stampa, incontri al vertice ecc. è stato di tenere le banche europee, i loro azionisti e i loro obbligazionisti – che sono la seconda tessera del domino – lontani dall’accettazione delle conseguenze di default a catena. L’UE e il G20 hanno messo un laccio emostatico sopra un tumore cancerogeno. Il mondo intero è inondato nel credito a rischio e fino a che questo problema enorme non sarà risolto, i mercati vacilleranno di crisi in crisi come un marinaio ubriaco. John Hussman (www.hussmanfunds.com) descrive lucidamente questa logica perversa: “In effetti, i capi europei hanno annunciato che “ci siamo accordati, per risolvere il nostro problema di debito, di mettere a leva i soldi che non abbiamo per creare un fondo; questo fondo prenderà in prestito parecchie volte il suo stesso ammontare, per comprare importi enormi di nuovo debito che avremo la necessità di emettere”. Mentre i politici e banchieri centrali intorno al mondo provano disperatamente a tenere in vita un po’ più a lungo il loro schema Ponzi del debito, l’umore fra le popolazioni dei paesi sviluppati del mondo peggiora – come provano gli ultimi dati della fiducia in Europa e negli USA.

La questione ciclicamente in gioco da oltre dieci anni sui mercati finanziari occidentali non è il ritorno “SUL” capitale: ma il ritorno DEL capitale. Il caso Grecia, in questo senso, è solo l’ultimo di una lunga serie. Qualunque posizione in questo momento va debitamente spiegata. Per spiegare la mia, faccio un rewind e a riparto dal 16 Luglio, da un post importante, “LA DANZA MACABRA DELL’EURODEBITO“, nel quale si paragonava la crisi debitoria italiana alla crisi di un’azienda cui le banche non fanno più credito e alzano i tassi. In particolare si sosteneva che (1) la crisi italiana era in piena accelerazione, (2) l’unica soluzione plausibile – scartate le altre come impraticabili o troppo macchinose – sarebbe stata alla fine quella di un ricorso ai cittadini-azionisti, per ricapitalizzare l’azienda-Italia attraverso una patrimoniale di qualche genere; (3) all’apice della crisi, il debito italiano sarebbe stato un doppio “buy” (interessi + capital gain); (4) una soluzione favorevole di questo tipo, unito a una uscita dalla crisi europea, avrebbe posto le premesse per una inversione graduale del drammatico trend secolare negativo della borsa italiana. Dal 16 Luglio la crisi subisce una accelerazione: passando attraverso una serie di allerta sul ruolo dell’oro e sul peggioramento sia della situazione interna del mercato che degli indicatori economici, si arriva al post di fine Settembre, “L’ITERAZIONE LEHMAN“, dove la tesi di scenario è che ci siano fortissime somiglianze tra la situazione dei debiti europei 2011 e quella dei bad loans delle banche USA nel periodo immediatamente precedente il fallimento Lehman. Dal punto di vista della dinamica di mercato, era ipotizzata come probabile una CORREZIONE AL RIALZO (“CASISTICA DELLE CORREZIONI DI BORSA“) simile a quelle che seguirono i minimi di Settembre 2001 e Marzo 2008, ma che poi furono seguite da ulteriori discese. Negli ultimi post, da “I TRE CAVALIERI” in poi, la correzione è stata ampiamente monitorata. Arriviamo ad oggi e proviamo a tirare le somme dopo gli ultimi accadimenti.

Il G20 è servito? La crisi greca è risolta? La questione Italia è chiusa? Le economie migliorano? La risposta – evidente – è NO. A partire da lunedì vedremo le reazioni dei mercati. Gli ultimi dati economici europei che contano sono FORTEMENTE NEGATIVI, quelli USA un po’ meno. Il mio modello economico a inizio Novembre pone l’Europa in RECESSIONE (l’ultima volta era stato Aprile 2009), gli USA in RALLENTAMENTO e il mondo in CONTRAZIONE. Finora l’andamento di borse, valute e future obligazionari ha semplicemente fotografato un’indecisione ancora grande, che come sempre può essere letta col filtro del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Gli ottimisti dicono che tutto andrà a posto, i pessimisti tacciono e aspettano che gli ottimisti mostrino loro i fatti. Ai prezzi e ai rendimenti attuali, chi è convinto che sia impossibile un default Italia ha due opportunità enormi per traslare operativamente la propria convinzione: (1) uscire dai BUND tedeschi e dai CORPORATE NON BANCARI AD ALTO RATING, che se escludiamo ipotesi di crisi hanno prezzi di pura affezione e ritornano – sui 10 anni – poco più di metà dell’inflazione e poco meno di un pronti/termine a 6 mesi (e quindi perché diavolo io, investitore, dovrei acquistare debiti lunghi o corporate e quindi incertezze, volatilità, rating ecc. se posso avere un rendimento simile sul breve? Senza parlare dei conti deposito sopra il 4% lordo… vero è che vado a finanziare la banca, ma fino a 100’000 EURO il mio conto è garantito); (2) acquistare BTP e CCT italiani, che rendono come un high yield bond sull’orlo dell’investment grade. Ovviamente, sia detto come inciso marginale, questo significa contrapporsi diametralmente a quello che stanno esprimendo i mercati, i quali – Regola Numero Uno – hanno SEMPRE ragione: anche se non PER SEMPRE. La distinzione è basilare e implica sia che i mercati POSSONO cambiare direzione, e di fatto lo fanno sempre su vari livelli, sia l’opportunità di non cercare i minimi, ma di lasciare che all’idea in controtendenza (“L’Italia non può avere problemi e i BTP non possono quindi che salire”) corrisponda una qualche azione di mercato che vada oltre le solite una/due sedute di reazione e che quindi confermi l’idea. Diversa è la posizione di chi il debito italiano ce l’ha già in portafoglio, magari come capitale per la pensione, e non sa che fare: credo che anche molti greci ignari fossero messi cosi’. Intanto è importante capire come viene vista la situazione dall’esterno (articolo del Financial Times e di Fortune).  Come italiani, siamo giustamente centrati su ciò che succede a noi: in questo senso, con il BTP che ha chiuso la settimana sui minimi e con l’Italia in paracommissariamento da parte di Europa e FMI (ma questo potrebbe essere un “ex malo bonum“, in fondo), nulla va dato per scontato. Il sintomo più acuto – lo ripeto – è lo spread del 2 e 5 anni maggiore di quello del decennale, che implica che il debito a breve è valutato come più vulnerabile di quello a lungo (più contrattabile). Questo significa, in termini sintetici e semplici, che i mercati stanno realmente continuando a prezzare uno stato di crisi del debito italiano. Che sia un “attacco speculativo” e che chi vende o va short sbagli (come tutti, da cittadini, ci auguriamo) o che la fase di crisi continui, lo si vedrà: di certo, tempus fugit, servono fatti e il G20 ha probabilmente arruffato la situazione, invece di districarla.

Esiste un domino, come ho detto, ed è in azione. La prima tessera del domino è la Grecia. In perfetto stile eschiliano, Papandreou ha tentato una MEGALE METABOLE’, un gran cambiamento (colpo di scena) tipico del teatro tragico dell’antica Grecia.  Ma la questione del referendum, che si faccia o no, è ininfluente di fronte ai numeri. La Grecia, come ho chiarito all’inizio, è caduta: che si parli di default o di un “haircut” del suo impossibile carico debitorio rispetto al PIL è solo una questione tecnica. La seconda tessera del domino non è l’Italia ma sono alcune banche europee che, ovviamente, a causa della leva rischierebbero una forte decapitalizzazione una volta costrette a riconoscere le proprie perdite. Esiste una lista, al G20 è stata resa pubblica e dentro c’era una banca italiana. Questa evoluzione, difficile ma non impossibile allo stato attuale, può essere gestita: ma se scappasse di mano come nel caso Lehman, lascerebbe i governi con l’unica amara opzione di tirare fuori dai guai le banche con i soldi dei cittadini, via tasse più alte e austerità. Al di là di tutto, l’idea che un fondo salvastati possa sfruttare ancora di più il meccanismo della leva finanziaria per risolvere questo gigantesco problema di sovraindebitamento è, a mio modo di vedere, vicina all’assurdo e sintomo, non causa, del livello di crisi e confusione mentale attuale. Se fosse così facile, non saremmo dove siamo. Se banche e debitori poi accetteranno l’haircut greco, chiunque – e qui arriva la questione Italia – sotto l’attacco della speculazione si sentirà in diritto di fare lo stesso per il proprio debito. Questa dinamica a “palla di neve” o “effetto domino” in ultima analisi rischia di portare alla tessera finale di una crisi dell’Euro, per il semplice fatto che l’economia tedesca non è abbastanza grande da potersi prendere finanziariamente sulle spalle tutto il problema e che la pazienza dei tedeschi non è infinita. Questi sono – semplificando la sequenza – i rischi, ovviamente a mio modo di vedere. Per chi riceve Sky TV, suggerisco caldamente di integrare il tutto vedendo il film-documentario “Too big to fail”, che racconta splendidamente “dal di dentro” le settimane a cavallo della crisi Lehman di Settembre 2008. Appaiono evidenti le analogie tra quella crisi e la situazione attuale, con l’Europa al posto del tesoro americano e con Bear Stearns, Lehman e AIG al posto degli stati europei sotto attacco.

Fin qui le parole. La musica, che è quella che conta, è quella dei mercati. E qui le analogie col 2008 si estendono ai mercati non solo azionari, ma anche a Usd, oro, argento, rame, bonds, tutti in una posizione tecnica che replica quella di metà 2008. Sulle borse, i TRE CAVALIERI, i miei tre indicatori, propongono uno scenario di breve con criticità in aumento: GLI INDICATORI SONO ALTI E HANNO GENERATO I SETUP, ALCUNI SEGNALI DI USCITA SONO GIA’ SCATTATI.

Come si vede (ovvio) il trend di breve è scalato verso il basso di un gradino, da RIALZO a NEUTRO RIALZO. Ancora le posizioni possono essere tenute, ma con uno stop: qualora nelle prossime settimane si avesse un ritorno al ribasso del trend di breve delle borse, segnale identificabile per semplicità con la rottura dei minimi dell’ultima settimana (1215 S&P, 2240 ES50, 14730 FTSE MIB, 5760 DAX ecc.), i segnali di allarme tecnico da GIALLO passerebbero a ROSSO. Ecco, per chiarezza visiva e per comprendere la logica di questo allerta tecnico, la posizione degli indicatori sui quattro indici citati:

S&P500
ES50
FTSE MIB
DAX

La base logica di tutto il mio lavoro è l’anteporre la disciplina matematica dei modelli alle opinioni e alla soggettività. Nella mia esperienza, questa è l’unica strategia premiante.

Per quanto a mio avviso in questo momento le borse siano NON IL CENTRO MA LA PERIFERIA delle evoluzioni dei mercati finanziari (molto, molto più importanti i mercati del credito e quelli valutari), e questo sono convinto che sarà provato dai prossimi sviluppi, una situazione di questo tipo porta INEVITABILMENTE  i miei modelli a confermare le considerazioni operative – soprattutto strategiche – di grande cautela, che ho continuato a esprimere negli ultimi mesi e che cerco di sintetizzare. Prego al proposito di fare riferimento qualora necessario, al materiale dei post precedenti.

MODELLO ECONOMICO: EUROPA in RECESSIONE (-10 su una scala da +12 a -12) – USA in RALLENTAMENTO (-4 su una scala da +12 a -12) – MEDIA DEL MONDO OCCIDENTALE in CONTRAZIONE (-7 su una scala da +12 a -12)

BORSE – STRATEGIA: NESSUN SEGNALE RIALZISTA DI MEDIO/LUNGO PERIODO – USA mercato piu’ forte – ANTICICLICI, ENERGIA e TECNOLOGIA i settori migliori.

BORSE – TATTICA: ATTENDERE/MANTENERE – Segnali di esaurimento dal rally – Prendere profitto su nuovi strappi al rialzo – Liquidare prudenzialmente le posizioni rialziste di trading (stop) in caso di accelerazione ribassista collettiva degli indici sotto i minimi dell’ultima settimana (2240 ES50, 14730 FTSE MIB, 1215 S&P, 5760 DAX).

BTP – In ipervenduto ma per ora nessun segnale di acquisto.

ATTENZIONE – Da notare che la sfasatura del modello economico tra USA e EUROPA ha importanti implicazioni operative: (1) borse USA meglio delle europee; (2) bonds europei meglio di quelli USA, che tra l’altro – politiche monetarie a parte – sono su una giuntura di rischio di lungo termine; (3) USD in rafforzamento; per ora è fermo, ma suggerisco al proposito di monitorare due livelli importanti, 1.36 contro EUR e 79.50-80 contro JPY.

L’INVESTITORE DISCIPLINATO (vedi la parte finale del materiale IWBank per maggiori info) resta per il portafoglio Euro completamente fuori dalle borse, investito al 12,5% in Oro e al 12,5% in Bund tedeschi: il resto a breve.

Bad moon rising ultima modifica: 2011-11-07T09:26:20+00:00 da Francesco